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venerdì 19 maggio 2017

Lavoro. Termini di decadenza per impugnare il licenziamento e ricorrere al Giudice.


La Corte di Cassazione sezione Lavoro con la recente sentenza 19 gennaio - 17 maggio 2017 n. 12352 è intervenuta per ribadire la tempistica con cui il lavoratore deve impugnare a pena di decadenza il suo licenziamento e poi proporre il ricorso al Tribunale in funzione di Giudice del Lavoro affinchè l'impugnazione non perda di efficacia.

Due sono quindi i termini di decadenza per il lavoratore.
Quest'ultimo punto è di evidente importanza perchè non di rado è capitato a chi scrive che il lavoratore pur avendo impugnato nei termini il licenziamento comminato dal datore di lavoro abbia poi lasciato passare il tempo senza proporre il ricorso e poi presentatosi a studio si sia sentito dire che era decaduto dall'azione che gli avrebbe permesso di ottenere la reintegra o il risarcimento del danno.




La Corte, passando al decisum in questione, ha ricordato che l'art. 6, comma 1, L. n. 604/66 e l’art.32, comma 1, L. n. 183/10, prevedono che "il licenziamento deve essere impugnato entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione (in forma scritta)". L’art. 6, comma 2 stabilisce poi che l’impugnazione non è efficace se non è seguita, entro il successivo termine di 180 giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale...".

Attenzione, ecco il punto fondamentale da ricordare.

Secondo la Corte non si può ritenere che il secondo termine di decadenza diretto ad una maggiore certezza dei rapporti giuridici tra lavoratore e datore di lavoro debba decorrere dalla scadenza del 60°giorno dalla comunicazione del licenziamento anche qualora il lavoratore abbia provveduto, liberamente, ad impugnarlo senza attendere il 60° giorno dalla comunicazione del recesso. 

In conclusione gli attuali 180 giorni per depositare il ricorso giudiziale decorrono dalla data effettiva dell'impugnazione del licenziamento anche se la stessa è intervenuta prima della scadenza del sessantesimo giorno utile per impugnarlo.

Pertanto dopo aver impugnato il licenziamento sarà cosa buona attivarsi in tempi brevi per avviare la procedura giudiziale contattando un avvocato esperto del diritto del lavoro che inizierà ad istruire la causa acquisendo la documentazione probatoria necessaria al buon fine del giudizio.


studiolegaledevaleri@gmail.com











martedì 16 maggio 2017

Abilitazione scientifica nazionale. Pubblicati i primi giudizi della tornata 2016.

Sono in corso di pubblicazione i risultati della prima sessione della nuova procedura a sportello per l’abilitazione dei docenti di I e II fascia nei vari settori scientifico-disciplinari, i cosiddetti SSD.
Il tema A.S.N. continua ad essere di grande interesse nella community universitaria, dopo il precedente commento “Abilitazione scientifica nazionale. Aggiornamenti per i potenziali ricorrenti…” pubblicato l’8 luglio 2014 sul blog di informazione giuridica luigidevaleri.postilla.it , sono pervenuti al nostro studio svariati riscontri dai candidati giudicati non idonei per valutare le prospettive di accoglimento del ricorso al TAR Lazio.




Come noto i candidati che verificando la loro posizione sul sito abilitazione.miur.it apprendono di essere stati ritenuti non idonei possono valutare l’opportunità di presentare un ricorso al TAR Lazio, unico competente, per conseguire l’annullamento del proprio giudizio ed una nuova valutazione, ricorso da notificarsi entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione che corrisponde alla decorrenza dell’abilitazione, oppure entro centoventi giorni il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, deciso dal Consiglio di Stato.
Coloro che leggendo il proprio giudizio ravvisano alcune incoerenze o altre criticità visti i tempi ristretti per una valutazione,sempre particolare e personale, devono attivarsi per tempo.

La novità recente è costituita dal fatto che i candidati possono presentare la domanda di abilitazione senza limitazioni temporali quindi in qualsiasi momento dell’anno.
Dai primi di aprile di quest’anno è in corso la pubblicazione dei dati relativi al gruppo di candidature presentate entro il 2 dicembre 2016.
L’A.S.N. “a sportello” proseguirà pertanto senza interruzioni, il 3 aprile sono scaduti i termini per il secondo gruppo di candidature che vedranno le commissioni impegnate nella valutazione entro il prossimo 3 agosto e la pubblicazione dei risultati agli inizi di settembre 2017.

I motivi a fondamento del ricorso devono essere valutati caso per caso quanto alle illegittimità riscontrate. I candidati possono contattare lo studio via email per ricevere una consulenza preventiva al fine dell'eventuale proposizione del ricorso al TAR Lazio:

studiolegaledevaleri@gmail.com

martedì 9 maggio 2017

Diritti dei disabili. Chi occupa il posto auto riservato commette il reato di violenza privata.

Non di rado è capitato a Roma ma certamente non solo dalle nostre parti, in spregio ad ogni forma di rispetto per il prossimo disabile, che il beneficiario abbia trovato occupato il proprio spazio riservato sulla pubblica via per il parcheggio.
Ebbene chi si comporta in questo modo dovrà fare attenzione alle conseguenze che questo gesto del tutto deprecabile potrebbe arrecargli essendo applicabile la fattispecie della violenza privata di cui all'art. 610 c.p. che prevede la reclusione fino a quattro anni.




Di recente la Cassazione penale con la sentenza del 7 aprile 2017 n. 17794 si è pronunciata in materia definendo un procedimento in cui un automobilista aveva occupato il posto auto riservato ad un disabile per circa 24 ore ovvero fino a quando la sua autovettura era stata spostata con il carro-attrezzi, affermando che "costituisce violenza privata la condotta di chi impedisce, ponendo la propria autovettura negli spazi riservati, all'avente diritto di parcheggiare la propria autovettura.... rappresenta una modalità di coartazione dell’altrui volontà peraltro realizzata con la piena consapevolezza dell’illiceità della propria condotta".

studiolegaledevaleri@gmail.com

lunedì 24 aprile 2017

Infortunistica stradale. L'investimento del pedone che non attraversa sulle strisce.

Dai comportamenti di alcuni pedoni che attraversano la strada fuori delle strisce, magari poste a meno di 100 metri, spesso di corsa e parlando al cellulare, sembrerebbe che l’art. 190 del Codice della Strada sia poco o nulla conosciuto.
Vale la pena quindi di ricordare che il legislatore dispone con questa norma “i pedoni, per attraversare la carreggiata, devono servirsi degli attraversamenti pedonali, dei sottopassaggi e dei sovrapassaggi. Quando questi non esistono, o distano più di cento metri dal punto di attraversamento, i pedoni possono attraversare la carreggiata solo in senso perpendicolare, con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri. Laddove manchino del tutto gli attraversamenti pedonali, il pedone è tenuto a dare la precedenza ai conducenti, a meno che egli non abbia già impegnato la carreggiata, caso in cui l’automobilista deve consentirgli di raggiungere il lato opposto in condizioni di sicurezza”.




E non va dimenticato il principio generale dell’art. 140 C.d.S., secondo cui gli utenti della strada, anche i pedoni, devono comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione e in modo che in ogni caso sia salvaguardata la sicurezza stradale. Pertanto, anche il pedone è tenuto a rispettare le regole di prudenza unitamente ai conducenti di moto e autoveicoli e se viene investito la sua condotta assume rilievo nella valutazione di una sua eventuale corresponsabilità.
Di recente la Cassazione, IV sezione penale, sentenza n. 8112/ 2017 pubblicata lo scorso 20 febbraio, ha definito un caso in cui un anziana era stata investita, ed era deceduta a seguite delle lesioni riportate, dopo che aveva iniziato l’attraversamento della sede stradale alla distanza di circa 45 metri da un impianto semaforico manuale con strisce pedonali sbucando da un aiuola spartitraffico.
I giudici di piazza Cavour hanno confermato il giudizio della Corte di Appello di Roma che aveva ravvisato un concorso di colpa della vittima pari al 25%, poiché aveva intrapreso l’attraversamento della sede stradale in un punto non consentito, reputando comunque superiore la percentuale di colpa dell’automobilista, per l’eccessiva velocità tenuta in centro urbano, in fase di sorpasso e in prossimità di un incrocio, tale da non avergli consentito una eventuale manovra di emergenza.
E ciò perché una manovra del conducente, con una condotta di guida rispettosa dei limiti di velocità in loco di 50 km/h, avrebbe permesso di evitare l’investimento o limitarne i danni.

Quanto al concorso di responsabilità va ricordato l’art. 1227, primo comma del codice civile per cui “ Se il fatto colposo del creditore ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate” applicabile anche a questa fattispecie di rilievo penale.
L’accertamento del comportamento colposo del pedone non è di per sé sufficiente per l’affermazione della sua esclusiva responsabilità, essendo pur sempre necessario che l’investitore vinca la presunzione di colpa posta a suo carico dall’art. 2054 c.c., comma 1, dimostrando di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno (Cass. n. 5399 del 2013).

Respingendo il ricorso dell’automobilista condannato per omicidio colposo, la Corte, esaminando le risultanze del verbale della P.G., le consulenze tecniche svolte su incarico del P.M, le dichiarazioni rese nel dibattimento dall’imputato, dagli operanti e da un teste che seguiva l’autovettura investitrice, rilevava che la valutazione del giudice di merito che aveva ascritto al pedone una corresponsabilità nella misura del 25% costituiva un apprezzamento in fatto non censurabile in sede di legittimità in quanto la sentenza impugnata aveva formulato una valutazione percentuale del comportamento colposo dei due soggetti ritenuti corresponsabili adeguatamente motivato.
La Corte d’Appello aveva considerato un concorso di colpa della vittima pari al 25% in quanto aveva attraversato in un punto non consentito distante circa 45 metri dal semaforo e dalle strisce pedonali pur ritenendo predominante la colpa dell’automobilista che sopraggiungeva in fase di sorpasso in prossimità di un incrocio e a velocità di 68 km/h.
Conclusivamente va detto che solo se il comportamento del pedone abbia assunto una efficienza causale esclusiva nel provocare il danno stesso per la sua repentinità, mettendo il conducente, per le concrete modalità dei fatti, nella impossibilità di evitare l’incidente quest’ultimo andrà esente da responsabilità (Cass. 14064/2010).

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mercoledì 1 marzo 2017

Eredi delle vittime dell'amianto. Assegno una tantum esteso anche per il 2016.

L'assegno una tantum in favore dei malati di mesotelioma non professionale potrà essere accordato agli eredi anche nel caso di decesso verificatosi nel 2016





La commissione Affari costituzionali del Senato aveva approvato la proposta di modifica, presentata dal governo, che proroga di un anno la possibilità, concessa ai parenti delle vittime dell'amianto, di riscuotere l'erogazione stanziata attraverso il fondo istituito presso l' Inail. 
La prestazione, istituita dalla legge 23 dicembre 2014 n. 190 regolata dal decreto interministeriale 4 settembre 2015, con il decreto Milleproroghe convertito in legge 27 febbraio 2017 n. 19 pubblicata sulla G.U. n. 49 del 28 febbraio 2017, viene prorogata di un anno.
Attenzione ai termini ormai prossimi alla scadenza.
La richiesta all'INAIL dovrà essere presentata entro il 31 marzo 2017.

Per il triennio 2015, 2016 e 2017 l’importo pro – capite della prestazione assistenziale da corrispondere una tantum è pari a 5.600,00 euro.

In breve quanto alle modalità di richiesta l'erede può presentarla recandosi alla sede territoriale o compartimentale INAIL competente per domicilio oppure mediante una raccomandata A/R, usando il modello 190E presente nella sezione della modulistica del portale istituzionale. 

Nella domanda, da presentare anche da uno solo dei soggetti beneficiari, dovranno essere indicati tutti gli eredi, nonché la relativa delega. 
Il richiedente dovrà autocertificare i propri dati anagrafici, lo status di erede del malato deceduto per mesotelioma di origine non professionale, i periodi di residenza in Italia dello stesso indicando gli elementi necessari a sostegno dell’esposizione familiare e/o ambientale alle fibre di amianto sul territorio nazionale.
In particolare è richiesto e va allegato oltre al certificato di morte del congiunto anche un certificato in originale rilasciato da un ente ospedaliero pubblico o privato compresi gli IRCCS attestante che la vittima era affetta da mesotelioma contenente la data della prima diagnosi della patologia.


Info e consulenza 
studiolegaledevaleri@gmail.com

lunedì 23 gennaio 2017

Jus pro Arte Entertainment Area segnala il bando Regione Lazio. "Lazio Cinema International" per le coproduzioni internazionali prevede contributi a fondo perduto

E' operativo il Bando Lazio Cinema International con cui vengono stanziati 10 milioni di euro di fondi europei (Por-Fesr 2014-2020) per le imprese del settore cinematografico e dell’audiovisivo. 
Il bando è finalizzato a sostenere la realizzazione di coproduzioni internazionali. 




Sono previste due finestre per la presentazione delle domande: a gennaio e un’altra a giugno, entrambe da 5 milioni di euro di finanziamento.


Il bando prevede l'erogazione dei fondi per le piccole e medie imprese (PMI) già iscritte al Registro delle Imprese, ovvero ad un registro equivalente in uno Stato membro dell’Unione Europea, che siano Produttori Indipendenti e operino prevalentemente nel settore di “Attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi”. Il beneficiario può essere una sola impresa oppure possono esserci più beneficiari, quindi una aggregazione, per una stessa coproduzione.

La sovvenzione è un contributo a fondo perduto commisurato alle spese ammissibili, sostenute dai beneficiari per la realizzazione di una coproduzione.

Lo sportello telematico per la compilazione del formulariodisponibile on line nella piattaforma GeCoWEB, è aperto, per quanto riguarda la prima finestra, fino alle ore 12.00 del 16 febbraio 2017
La richiesta si intenderà formalmente presentata solo con il successivo invio del dossier mediante PEC dalle ore 12.00 del 16 gennaio 2017. 
La seconda finestra per l’invio delle domande sarà attiva a breve ovvero dal 30 maggio al 31 luglio 2017.




Info http://www.lazioinnova.it

Info sulla partecipazione e su eventuali contestazioni in caso di mancata erogazione dei fondi studiolegaledevaleri@gmail.com

Diritto d'Autore. Al via il "premio letterario La giara" edizione 2017 di RAI ERI.

Studio Legale DE VALERI Law Firm Area diritto d'Autore segnala il "Premio Letterario La giara", bandito da RAI e Rai Eri,  ideato per dare spazio e visibilità a giovani scrittori di tutta Italia di età non superiore ai 39 anni.



La Rai, attraverso le proprie Sedi Regionali e Centri di Produzione, si propone come osservatorio sulla scrittura e sulle nuove forme narrative.
Sono 21 le Commissioni Regionali di esperti che scelgono in ogni sede il romanzi migliore da inviare alla Commissione Nazionale per l’individuazione della terna dei finalisti, tra cui viene selezionata l’opera vincitrice.  Nell’edizione 2016 è stata assegnata a Ilaria Tomassini,  autrice del romanzo “Le tre vite di Arturo Ferraro”.
La scadenza per l'invio delle opere è il 31 marzo 2017.
Informazioni e bando del premio letterario La giara sul sito

www.eri.rai.it